Famiglia le cui origini si perdono, come spesso accade per le più antiche, nella leggenda fra l’altro si dice fosse stata investita del possesso dell’isola di Candia dall’imperatore Costantino e che tal Leone, comandante delle milizie dell’imperatore Michele Paleologo avesse sconfitto nel 1274 un’orda di barbari che minacciava di porre in sacco Costantinopoli.

Lasciate però da parte leggende, come tali indimostrabili essa proveniente da Milano si ritrova sin dalla fine del XIII secolo ben insediata in Pisa, nota come una delle più fiorenti banche del suo tempo, finanziatrice di numerose imprese commerciali e grandi interessi nell’isola di Sardegna, allora possedimento della repubblica pisana. La conquista dell’isola da parte degli Aragonesi e l’interesse dei Visconti per Pisa fecero sì che nel 1330 un Filippo Alliata (o Agliata secondo la versione più antica del nome della famiglia) si trasferisse in Sicilia, allora nelle mani di Federico II d’Aragona, e si stabilisse a Palermo, pur senza tralasciare interessi pisani.

Tra i suoi principali esponenti si ricordano un Gherardo, protonotaro del Regno appartenente alla nobiltà feudale quale possessore del feudo di Pietra di Amico scambiato nel 1468 con la baronia di Castellammare, Pietro che acquistò la baronia di Villafranca ove suo figlio Antonio edificò l’omonimo paese nel 1499, un Giuseppe che sposatosi con Fiammetta Paruta ricevette in dote la baronia di Sala di Paruta, ed il figlio di questi che fu il primo principe di Villafranca (1609) ed il primo duca di Sala Paruta (1625) nonché Pretore di Palermo (1626).

Fra i tanti che ne seguirono occupando le più alte magistrature del regno di Sicilia e della città di Palermo si ricordano ancora un Giuseppe maresciallo di campo di Vittorio Amedeo II e comandante delle Guardie del Corpo siciliane (1714) e poi maresciallo di campo dell’imperatore Carlo VI, creato Grande di Spagna (1722) e suo figlio Domenico creato principe del Sacro Romano Impero, Corriere maggiore del regno, cavaliere dell’Ordine di S. Gennaro e maresciallo di campo del re Carlo III di Borbone; un Giuseppe che nel 1810 entrò in contrasto con la Corte borbonica e per ciò esiliato a Pantelleria, richiamato nel 1811 su pressione degli Inglesi e nominato presidente della camera dei Pari ed infine che nel 1820 a capo della giunta di Palermo cercò di limitare i danni di una rivolta fine a se stessa.

In epoca più recente sono da ricordare per la loro attività un Edoardo (1818- 1898) che costruisce le prime cantine a Casteldaccia ed importa dalla Francia i più moderni torchi del tempo trasformando da impresa artigianale in commerciale l’azienda produttrice del noto vino il Corvo di Salaparuta, un Enrico (1879-1946), eclettica figura di nobile siciliano impegnato nei campi più diversi, noto per il suo libro di ricette e per la sua attività di imprenditore enologico.

 
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